
Tumulti, rivolte, violenze e disordini di piazza infiammano le strade di molti luoghi nel mondo.
Dall’Africa all’Asia, al Sud America il problema della fame è diventato un ostacolo insopportabile.
Secondo la Banca mondiale, in un documento che stima gli approvvigionamenti alimentari dell’umanità, preparato per i lavori del Fondo Monetario Internazionale in programma a Washington, sono almeno 33 i paesi nel mondo a rischio d’insurrezione: Thailandia, Filippine, Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Indonesia, Costa d’Avorio, Mauritania, Mozambico, Senegal…
Ad Haiti, il paese più povero dell’emisfero occidentale dove la denutrizione è molto diffusa, già da mesi l’aumento dei prezzi delle materie prime agricole ha costretto la gente a mangiare biscotti fatti con fango, sale e margarina vegetale. Ieri, dopo che le Nazioni Unite hanno reso pubblico il documento, nella capitale Port-au-Prince i disordini hanno paralizzato le vie del centro: è dovuta intervenire la polizia sparando proiettoli di gomma sulla povera gente che voleva assaltare il Palazzo presidenziale.
Anche il vicino Egitto comincia a mostrare segni di insofferenza per il pane quasi introvabile.
Secondo la Fao, la crescita è stata nel 2007 in media del 40 per cento per il grano che ha raggiunto il prezzo più alto in venti anni. Aumenti vertiginosi anche per il mais, la soia, la colza, l’olio di palma ma soprattutto per il riso, l’alimento base per circa tre miliardi di persone. In Bangladesh, dove il problema è dare cibo a 144 milioni di persone, una tonnellata di riso è salita a 760 dollari, prezzo quadruplicato negli ultimi 5 anni.
Scioccante pensare che per 2/3 del pianeta una variazione di riso e farina segni di fatto il brusco passaggio alla fame.
Per far fronte a questa situazione la Banca Mondiale sta pensando ad un “new deal alimentare“.
Le cause di tutto ciò sono ben note: aumento della domanda dei Paesi emergenti, riscaldamento climatico, continua urbanizzazione… han ridotto la produzione. Ma anche la speculazione di governi che giocano al rialzo dei prezzi.
Fonte: il Professor Echos.com