Un ricco senza vergogna

“Il microcredito permette ai poveri e agli scalzi di accedere a una opportunità che di solito è esclusivo appannaggio dei ricchi. Accade così che quegli aspetti della società che sembravano rigidi, fissi e inamovibili comincino a diventare più fluidi, e attraverso lo sviluppo economico le persone si affranchino da tutto un insieme di ingiunzioni e regole”.

(Muhammad Yunus, Graamen Bank)

Ieri a Roma, Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace 2006 ed ideatore del microcredito, il sistema di finanziamento destinato ai più poveri, che in trent’anni ha dato risorse e speranze a milioni di persone, ha tenuto una lezione all’Università Roma 3.

Il banchiere dei poveri, che sogna un mondo la cui povertà si può vedere solo al museo, è un economista concreto, fondatore della Grameen Bank, un istituto di credito per i poveri, i diseredati, le donne dello Stato del Bangladesh, che ha prestato denaro a 7 milioni di persone, per il 97% donne ed ha raggiunto 73 mila villaggi del Bangladesh. Con pochi dollari i poveri, hanno ottenuto cibo, casa, lavoro e dignità. Hanno dimostrato di poter sopravvivere senza elemosina e il tasso di rientro dei prestiti è del 99%.

Il credito, dice Muhammad Yunus, è parte dei diritti umani. Le banche tradizionali prestano denaro a chi già lo ha, noi andiamo dalla gente che non ha nulla, che non ha mai avuto nulla, non chiediamo garanzie, non abbiamo strumenti legali. E’ una banca fondata soprattutto sulla fiducia.

Sono soddisfatto ma i tempi per esportare il microcredito sono stati lenti. Ancora 1/3 della popolazione mondiale non ha accesso al credito. La povertà non è stata creata per i poveri ma dalle istituzioni e dalla politica. I Paesi ricchi come quelli poveri devono cambiare istituzioni e politiche, devono dare un’opportunità ai poveri, solo così loro potranno cambiare da soli la propria vita. Potranno guadagnare e liberare la propria creatività.

Lei ha detto che la globalizzazione è un’opportunità per i poveri: esiste dunque una buona globalizzazione ?, gli chiede una giornalista Rai nel corso d’una conferenza stampa.

E’ una grande opportunità ma c’è bisogno di regole. La globalizzazione deve essere reciproca: immaginiamola come una grande fiera in cui tutti accedono per esporre il proprio lavoro. E’ necessario che i poveri arrivino per primi perchè non diventi imperialismo economico. Un altro aiuto può arrivare dalla tecnologia. Se uniamo il credito alla tecnologia, questo può accellerare l’uscita dei poveri dalla povertà: è possibile, facciamo che accada!

Anche la Commissione Affari Esteri, ieri pomeriggio, ha niziato con l’audizione del Premio Nobel per la pace 2006, il quale è stato ascoltato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle istituzioni ed i processi di governo della globalizzazione.

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